domenica 2 ottobre 2011

Il sicario Gianluca Rocchi

Quando si è letto della designazione dell'arbitro Gianluca Rocchi per Inter-Napoli di ieri sera abbiamo tutti sentito un brivido gelido che saliva lungo la schiena. Rocchi, il sicario che il 24 gennaio 2010, nel derby, tentò di affondare l'Inter di Mourinho senza riuscirci. Ci sono tornati in mente, in un flash, Sneijder espulso per un applauso, Lucio espulso per un mani involontario (più rigore assegnato al Milan). Avessimo pensato però che un obbrobrio del genere sarebbe ancora potuto accadere non ci saremmo neanche scomodati per guardare la partita... Pensavamo che il signor Rocchi avesse già toccato il fondo, quella sera di gennaio. E invece... Obi preso di mira dall'inizio, ammonito per un fallo inesistente, punito un suo fallo iniziato fuori area con il rigore contro e ovvia espulsione. Non contento di aver rovinato una partita che l'Inter sembrava potesse far sua con tranquillità, Rocchi se l'è presa vilmente con Claudio Ranieri, a cui è stato detto (a sentire le parole di Moratti, non direttamente dall'arbitro) di non tornare in campo per la ripresa del gioco. Il secondo tempo è stato un lunghissimo incubo, questa Inter, che ancora, sul piano mentale, purtroppo non ha niente a che spartire con l'armata d'acciaio di Mourinho, non ha reagito in alcun modo ed è stata in balìa completa degli uomini di Mazzarri. L'anno scorso si avevano i mezzi psicofisici per reagire alle disgrazie arbitrali, un mese dopo quel famigerato derby l'Inter in nove contro undici per più di un'ora rischiò di vincere contro la Sampdoria, oggi no. Ranieri ieri sera in conferenza stampa post-partita ha detto quel che più o meno pensiamo tutti: l'Inter sta pagando tutto quello che è successo in estate, con lo scudetto del 2006 che le è rimasto in bacheca. La società fino ad ora ha mantenuto il silenzio, tranne qualche sbotto di Moratti e un paio di comunicati stampa. Non posso dire di non averlo apprezzato, questo atteggiamento: sicuri della nostra rettitudine, abbiamo lasciato le urla e gli sbraiti a chi sa benissimo di essere in torto, a chi è stato mostrato in continuazione, dai vari organi di giustizia, di essere loro i colpevoli, non le vittime. Evidentemente però questo atteggiamento non ha portato a nulla, anzi, ci si è ritorto contro. Chiediamo a Moratti solo questo, di far valere, con ogni mezzo possibile, i diritti dell'Inter a giocarsela alla pari, perché non si debba pagare colpe che non sono nostre.

sabato 1 ottobre 2011

Breve storia della rivalità sul fiume Mersey

Non sarà mai ricordato per la sua violenza. Non sarà mai ricordato per la sua spettacolarità. Eppure il derby di Liverpool, meglio conosciuto come Derby della Merseyside, qualche primato invidiabile ce l'ha e lo mantiene orgogliosamente: ad esempio è una delle partite più giocate di sempre nella prima divisione inglese. E' la stracittadina che da più tempo (l'anno prossimo saranno cinquant'anni)
si gioca ininterrottamente sul più alto gradino del professionismo calcistico d'oltremanica. Il primo delle attuali ben 215 sfide "ufficiali" (la 216a scatterà alle 13.45 ora italiana di oggi) si è giocato ormai nel 1894. Ufficiali, perché nel 1892 si giocò la prima sfida tra i due club nella Liverpool Senior Cup, una piccola competizione dei club dell'area della città sul Mersey che si svolge ancora oggi. Al contrario di quello che potrebbe sembrare, non c'è mai stato un netto dominio del Liverpool, una delle squadre che più in assoluto hanno segnato la storia del calcio, sui rivali dell'Everton. E' stato solo con la nascita del grande Liverpool di Bill Shankly prima e di Bob Paisley poi che la direzione del vento è cambiata, tutta a favore dei Reds...
Il Derby della Merseyside non ha mai portato in scena una spaccatura tra i cittadini di Liverpool: è vero che tra gli anni '50 e '60 si provò ad affibbiare, sul modello della rivalità tra Rangers e Celtic, targhette religiose ad entrambi i club. Cattolico l'Everton, grazie all'influenza di diversi giocatori e dello stesso coach (Johnny Carey, che nel '61 condusse il club al quinto posto in campionato, miglior risultato dal dopoguerra) di origine irlandese, protestante il Liverpool, che per reazione non mise sotto contratto un irlandese cattolico fino al '79, quando ingaggiò Ronnie Whelan, perno del centrocampo che vincerà tutto negli anni '80.
Il derby odierno è molto lontano dai fasti degli anni '60-'70-'80. David Moyes, manager dei Toffees da nove anni, cerca di portare la sua squadra piuttosto povera di talenti, con il solo Tim Cahill a reggere la baracca dopo la vendita del basco Mikel Arteta all'Arsenal, verso il solito dignitoso piazzamento in campionato, dall'altra parte, dopo le ultime brutte stagioni, il ritorno di Kenny Dalglish (ultimo manager dei Reds a vincere il massimo campionato inglese, nel '90) fa sognare la Kop, oltre ai grandi investimenti della società. A gennaio è stato venduto uno spento Fernando Torres per la cifra record di 50 milioni di sterline e sono stati comprati Luis Suarez, trascinatore dell'Uruguay campione del Sudamerica quest'estate, e l'emergente centravanti Andy Carroll.