Quando si è letto della designazione dell'arbitro Gianluca Rocchi per Inter-Napoli di ieri sera abbiamo tutti sentito un brivido gelido che saliva lungo la schiena. Rocchi, il sicario che il 24 gennaio 2010, nel derby, tentò di affondare l'Inter di Mourinho senza riuscirci. Ci sono tornati in mente, in un flash, Sneijder espulso per un applauso, Lucio espulso per un mani involontario (più rigore assegnato al Milan). Avessimo pensato però che un obbrobrio del genere sarebbe ancora potuto accadere non ci saremmo neanche scomodati per guardare la partita... Pensavamo che il signor Rocchi avesse già toccato il fondo, quella sera di gennaio. E invece... Obi preso di mira dall'inizio, ammonito per un fallo inesistente, punito un suo fallo iniziato fuori area con il rigore contro e ovvia espulsione. Non contento di aver rovinato una partita che l'Inter sembrava potesse far sua con tranquillità, Rocchi se l'è presa vilmente con Claudio Ranieri, a cui è stato detto (a sentire le parole di Moratti, non direttamente dall'arbitro) di non tornare in campo per la ripresa del gioco. Il secondo tempo è stato un lunghissimo incubo, questa Inter, che ancora, sul piano mentale, purtroppo non ha niente a che spartire con l'armata d'acciaio di Mourinho, non ha reagito in alcun modo ed è stata in balìa completa degli uomini di Mazzarri. L'anno scorso si avevano i mezzi psicofisici per reagire alle disgrazie arbitrali, un mese dopo quel famigerato derby l'Inter in nove contro undici per più di un'ora rischiò di vincere contro la Sampdoria, oggi no. Ranieri ieri sera in conferenza stampa post-partita ha detto quel che più o meno pensiamo tutti: l'Inter sta pagando tutto quello che è successo in estate, con lo scudetto del 2006 che le è rimasto in bacheca. La società fino ad ora ha mantenuto il silenzio, tranne qualche sbotto di Moratti e un paio di comunicati stampa. Non posso dire di non averlo apprezzato, questo atteggiamento: sicuri della nostra rettitudine, abbiamo lasciato le urla e gli sbraiti a chi sa benissimo di essere in torto, a chi è stato mostrato in continuazione, dai vari organi di giustizia, di essere loro i colpevoli, non le vittime. Evidentemente però questo atteggiamento non ha portato a nulla, anzi, ci si è ritorto contro. Chiediamo a Moratti solo questo, di far valere, con ogni mezzo possibile, i diritti dell'Inter a giocarsela alla pari, perché non si debba pagare colpe che non sono nostre.
domenica 2 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
Breve storia della rivalità sul fiume Mersey
Non sarà mai ricordato per la sua violenza. Non sarà mai ricordato per la sua spettacolarità. Eppure il derby di Liverpool, meglio conosciuto come Derby della Merseyside, qualche primato invidiabile ce l'ha e lo mantiene orgogliosamente: ad esempio è una delle partite più giocate di sempre nella prima divisione inglese. E' la stracittadina che da più tempo (l'anno prossimo saranno cinquant'anni)
si gioca ininterrottamente sul più alto gradino del professionismo calcistico d'oltremanica. Il primo delle attuali ben 215 sfide "ufficiali" (la 216a scatterà alle 13.45 ora italiana di oggi) si è giocato ormai nel 1894. Ufficiali, perché nel 1892 si giocò la prima sfida tra i due club nella Liverpool Senior Cup, una piccola competizione dei club dell'area della città sul Mersey che si svolge ancora oggi. Al contrario di quello che potrebbe sembrare, non c'è mai stato un netto dominio del Liverpool, una delle squadre che più in assoluto hanno segnato la storia del calcio, sui rivali dell'Everton. E' stato solo con la nascita del grande Liverpool di Bill Shankly prima e di Bob Paisley poi che la direzione del vento è cambiata, tutta a favore dei Reds...
Il Derby della Merseyside non ha mai portato in scena una spaccatura tra i cittadini di Liverpool: è vero che tra gli anni '50 e '60 si provò ad affibbiare, sul modello della rivalità tra Rangers e Celtic, targhette religiose ad entrambi i club. Cattolico l'Everton, grazie all'influenza di diversi giocatori e dello stesso coach (Johnny Carey, che nel '61 condusse il club al quinto posto in campionato, miglior risultato dal dopoguerra) di origine irlandese, protestante il Liverpool, che per reazione non mise sotto contratto un irlandese cattolico fino al '79, quando ingaggiò Ronnie Whelan, perno del centrocampo che vincerà tutto negli anni '80.
Il derby odierno è molto lontano dai fasti degli anni '60-'70-'80. David Moyes, manager dei Toffees da nove anni, cerca di portare la sua squadra piuttosto povera di talenti, con il solo Tim Cahill a reggere la baracca dopo la vendita del basco Mikel Arteta all'Arsenal, verso il solito dignitoso piazzamento in campionato, dall'altra parte, dopo le ultime brutte stagioni, il ritorno di Kenny Dalglish (ultimo manager dei Reds a vincere il massimo campionato inglese, nel '90) fa sognare la Kop, oltre ai grandi investimenti della società. A gennaio è stato venduto uno spento Fernando Torres per la cifra record di 50 milioni di sterline e sono stati comprati Luis Suarez, trascinatore dell'Uruguay campione del Sudamerica quest'estate, e l'emergente centravanti Andy Carroll.
venerdì 30 settembre 2011
Le scelte di mister Ranieri
Prima di provare a comporre la squadra che scenderà in campo, domani sera, contro il Napoli è opportuno analizzare le parole di Ranieri oggi in conferenza stampa (ringrazio per la trascrizione i fenomeni di fabbricainter.com, fateci un salto...).
Su Pazzini:
“Pazzini ha fatto differenziato, ma noi ci speriamo. Vediamo alla rifinitura di domani. Spero ci possa essere perché è un giocatore importante, che sta facendo gol, e noi ci speriamo”
Pazzini ieri ci ha fatto sapere che sarebbe stato della partita solo se sicuro della tenuta della sua caviglia. E' stato convocato, il Pazzo è deciso a dare continuità al suo splendido momento. Come dalla parte opposta della barricata (Mazzarri con Cavani, che ha sofferto anche lui una distorsione alla caviglia come il nerazzurro) quella della rifinitura il giorno della partita sembra pretattica. Giampaolo pazzini darà il suo contributo.
Discorso tridente:
"Ma oggi ho mischiato tutto..."
E' ancora presto per sperimentare, la squadra deve trovare prima una giusta equilibratura, dopo i terribili mesi gasperiniani, e la forma ottimale. Si opterà per il certo. Due punte sicure, partita per partita il mister sceglierà se inserire un laterale di centrocampo (come a Bologna) oppure un trequartista (l'Inter di Mosca), perlomeno fino al rientro di Wes, che giocherà obbligatoriamente dove può fare male, alle spalle dei due d'attacco.
Maicon:
“E’ disponibile e sarà disponibile. C’è una freccia nerazzurra in quella zona del campo. Prima ero io a dovermi preoccupare di quella fascia, ora saranno gli avversari.”
Maicon gioca, e non si può dire che non lo stessimo aspettando con ansia. Quando gira il brasiliano possiamo fare male a tutti. Domani sera non sarà ovviamente al 100%, mi aspetto un gran primo tempo dal brasiliano. Passerà la seconda frazione (magari non tutta, scommetto in una sostituzione) a contenere le folate dei napoletani.
Stankovic?
“Beh, sono considerazioni che faccio l’ultimo giorno. Stankovic ha avuto un problema importante, differente, c’è poi una sosta. Analizzerò tutto e deciderò domani. Non è detto che parta titolare.”
Qui Ranieri è molto più incerto, conosce il valore del serbo e anche la storica fragilità. Stankovic supporterà i compagni di reparto nella ripresa...
Si torna sul discorso trequartista:
"vedremo. Non faccio pretattica, ma la formazione è l’ultima cosa alla quale io penso finito l’allenamento. Io ci penso da adesso in poi. Ho delle idee, posso essere portato a Coutinho perché ha fatto bene ma deve migliorare tanto, idem Alvarez, ma ho molte possibilità. In base anche ai recuperi devo valutare bene"
Per ora tra Coutinho e Alvarez mister Ranieri può contare soprattutto su brasiliano, che, oltre a tentare la giocata là dietro le punte, rientra pure a difendere. Alvarez è poco manovrabile da questo punto di vista, è un giocatore che si esprime a basse (decisamente troppo basse, per ora) velocità oltre ad essere molto discontinuo nel pressing e nel supporto del centrocampo. Ha il piede per lanciare le punte, ma martedì., ad esempio, ha preferito sempre tenere la palla per lui, con l'azione che è puntualmente sfumata in un nulla di fatto.
Chivu e Nagatomo:
“Chivu è convocato, è a disposizione, poi deciderò cosa fare. Nagatomo è un gran giocatore, di cui mi fido ciecamente, che lavora sempre ed è a disposizione quando l’allenatore lo chiama. Giocherà spesso perché è un giocatore su cui punto.”
Sulla sinistra giocherà Nagatomo, senza se e senza ma...
Concludiamo il discorso disponendo un possibile schieramento degli undici per domani:
Julio Cesar
Maicon Lucio Samuel Nagatomo
Zanetti Cambiasso Obi
Coutinho (che in fase difensiva supporterà Maicon...)
Forlàn Pazzini
La difficile convivenza tra un Principe e un Pazzo
Un grande spettro sembra aleggiare sul formidabile attacco dell'Inter versione 2011-2012. Si parla della coppia Pazzini-Milito, con il secondo che soffre vistosamente l'attaccamento che tutti, dirigenti (il presidente stesso disse, inascoltato, a Gasperini che il Pazzo doveva giocare), tifosi e compagni mostrano nei riguardi dell'attaccante toscano. C'è da capirlo: Milito è stato il giocatore che ha trascinato con i suoi gol l'Inter di Mourinho. L'anno successivo, causa eccessiva spremitura (oltre a una stagione infinita si portava sulla gobba un mondiale), ha sofferto sia un comprensibile calo a livello di prestazioni, sia ben cinque infortuni muscolari, roba da stendere un elefante. E l'osannato eroe di Madrid all'ìmprovviso vede catapultata tutta l'attenzione che veniva riservata solo a lui verso la nuova leva, acquistata a gennaio 2011, Giampaolo Pazzini. Milito non è un robot, accusa il colpo. Diventerà, da attaccante pluripremiato, una riserva. La gelosia ardente che sente nel cuore gli ha impedito, in questi mesi, persino di stringere amicizia con l'azzurro. Le vedi queste cose in campo, non si cercano (martedì a Mosca Milito non ha effettuato un solo passaggio verso il Pazzo), non si abbracciano ai gol, non discutono tra loro dei movimenti che potrebbero facilitare il gioco di squadra. Chi è vicino ai due, a partire magari da mister Ranieri, uomo che sembra portato fisiognomicamente a risolvere i conflitti di spogliatoio, e quindi da Cambiasso e Zanetti, i due leader, deve assolutamente portarli ad una conciliazione, ne va della stagione dell'Inter.giovedì 29 settembre 2011
Avvisi per i pochi naviganti indomiti
Non so perché ho scelto di dare tale titolo al blog. Forse perché non sapevo quale potesse essere una scelta originale per il miliardesimo o giù di lì blog di questo "impero dove non cala mai il Sole" chiamato Internet. Probabilmente nei soli server italiani ci saranno mille, duemila, tremila blog intitolati "L'italiano medio", è una espressione popolare e una bella canzone degli Articolo 31. Ma perché io, tra tutti gli italiani medi, sono quello che taglia per primo il traguardo della provincialità più acuta? Deduco che sia per una mia profonda ipocrisia, io inveisco tutti i giorni contro i fattori che fanno dell'Italia un paese in decadenza in tutti i settori e invece di fare qualcosa per risanare questa discarica cosa faccio? Niente, mi piazzo sul divano o sul mio seggiolino al Meazza e guardo e ragiono essenzialmente di calcio, che è il simbolo per eccellenza del piattume italico. E quel che è peggio, non riesco farne a meno, è una droga più potente di qualsiasi anfetamina che possiate mai acquistare dal vostro pusher di fiducia. E' per questo che non dovete aspettarvi chissà che articoli filosofici o rivoluzionari o altro dal sottoscritto, si parlerà soprattutto di balun, come dicono dalle mie parti. Magari qualche sorpresina però ve la riservo...
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