venerdì 30 settembre 2011

La difficile convivenza tra un Principe e un Pazzo

Un grande spettro sembra aleggiare sul formidabile attacco dell'Inter versione 2011-2012. Si parla della coppia Pazzini-Milito, con il secondo che soffre vistosamente l'attaccamento che tutti, dirigenti (il presidente stesso disse, inascoltato, a Gasperini che il Pazzo doveva giocare), tifosi e compagni mostrano nei riguardi dell'attaccante toscano. C'è da capirlo: Milito è stato il giocatore che ha trascinato con i suoi gol l'Inter di Mourinho. L'anno successivo, causa eccessiva spremitura (oltre a una stagione infinita si portava sulla gobba un mondiale), ha sofferto sia un comprensibile calo a livello di prestazioni, sia ben cinque infortuni muscolari, roba da stendere un elefante. E l'osannato eroe di Madrid all'ìmprovviso vede catapultata tutta l'attenzione che veniva riservata solo a lui verso la nuova leva, acquistata a gennaio 2011, Giampaolo Pazzini. Milito non è un robot, accusa il colpo. Diventerà, da attaccante pluripremiato, una riserva. La gelosia ardente che sente nel cuore gli ha impedito, in questi mesi, persino di stringere amicizia con l'azzurro. Le vedi queste cose in campo, non si cercano (martedì a Mosca Milito non ha effettuato un solo passaggio verso il Pazzo), non si abbracciano ai gol, non discutono tra loro dei movimenti che potrebbero facilitare il gioco di squadra. Chi è vicino ai due, a partire magari da mister Ranieri, uomo che sembra portato fisiognomicamente a risolvere i conflitti di spogliatoio, e quindi da Cambiasso e Zanetti, i due leader, deve assolutamente portarli ad una conciliazione, ne va della stagione dell'Inter.

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